Intervista con Emanuele Filippi: band finalista nel 2019

Emanuele Filippi, pianista e compositore friulano, forma il suo trio a New York assieme al contrabbassista siciliano Giuseppe Cucchiara e il batterista partenopeo Marcello Cardillo. Classe ’92, Emanuele inizia a suonare il pianoforte all’età di 8 anni e consegue i diplomi in pianoforte classico e jazz presso il Conservatorio di Udine.

Si trasferisce in seguito a New York dove è allievo di Fred Hersch, Kevin Hays e David Virelles. Negli anni si esibisce su prestigiosi palchi tra cui Blue Note di Milano, Umbria Jazz, Rai 1, Mittlefest, Rockwood Music Hall a New York, Kansas Smitthy’s a Londra. Attualmente vive a Parigi.

Cucchiara dopo aver ottenuto il diploma alla Berklee di Boston si trasferisce nella grande mela dove studia con Ron Carter e suona nei principali club. A 19 anni pubblica il suo primo disco in trio. Cardillo, invece, studia al Conservatorio di Amsterdam dove è selezionato come unico vincitore per una borsa di studio semestrale alla New School di NY. Vince il primo premio al Bucharest Jazz Competition nel 2017, e ha l’opportunità di esibirsi con John Clayton e Wycliffe Gordon.

Il leader della band, Emanuele Filippi, viene definito da Enrico Rava “uno dei migliori pianisti della sua generazione”. L’abbiamo intervistato.

Ci racconti la vostra storia? Quando avete cominciato a suonare insieme?

“La collaborazione tra me e Marcello e Giuseppe è iniziata nel 2018 a New York, città in cui risiedevamo tutti e tre. Ci accomuna il fatto di essere tre musicisti italiani che, dopo avere studiato e suonato per anni in Italia, abbiamo cercato nuove esperienze all’estero, sia in Europa che in America. Al momento viviamo in diverse parti del mondo e non ci vediamo da parecchio tempo, ma mi auguro di poter suonare ancora con loro al più presto”.

Qual è il riconoscimento che fino ad ora ti ha più gratificato come musicista?

“Ogni volta che qualcuno apprezza la mia musica per me è un grande riconoscimento, in particolare quando si tratta di grandi professionisti della nostra scena”.

Come è nata la passione per la musica jazz? Il jazz è il tuo unico genere o ascolti anche altro?

“Nel mio caso la passione per la musica jazz è nata dall’ascolto della musica di John Coltrane, in particolare dal disco ‘My favourite things’. Sicuramente ascolto molto jazz, ma anche tanta altra musica tra cui la classica, il punk e la techno”.

A chi ti senti più ispirato e qual è l’album che ti è piaciuto di più del 2021?

“I miei riferimenti stilistici in ambito jazz sono sicuramente Kenny Wheeler, Keith Jarrett, Chick Corea, Enrico Rava. Come album, invece, mi è piaciuto il nuovo album in trio di Pat Metheny”.

**Come fa oggi un musicista o una band indipendente a sopravvivere? **

“In generale non lo so, penso ci siano tanti modi. Per quanto mi riguarda cerco di essere il più versatile possibile”.

C’è spazio e interesse in Italia per il vostro genere musicale? E com’è invece la situazione all’estero?

“Non lo so. Per quanto mi riguarda fare musica mi fa stare bene a prescindere, poi se raggiunge un pubblico viene apprezzata mi fa piacere”.

Cosa vi ha portato a iscrivervi al Conad Jazz Contest e com’è stato competere con altri ragazzi che condividono la vostra stessa passione?

“Cercavamo un’occasione in cui suonare la nostra musica sul palco. Penso sia importante. E anche l’opportunità di conoscere tanti altri musicisti. È stato molto bello partecipare alla finale, in quanto le altre band sono composte da musicisti che conosciamo bene e con cui spesso collaboriamo”.

Come valuti la tua esperienza a Umbria Jazz e cosa è accaduto dopo?

“L’esperienza a Umbria Jazz è stata bella e divertente, in particolare come occasione di incontro con altri giovani musicisti. Negli anni seguenti al Conad Jazz Contest, ho continuato il mio percorso creativo e ho registrato due album, ‘Musica Fragile’, uscito nel 2020 e ‘Heart Chant’, in uscita a giugno 2022. Inoltre, ho collaborato con grandi musicisti tra cui Seamus Blake, Fabrizio Bosso, Enrico Rava, Chris Morrissey, Glauco Venier e molti altri”.

Consigliereste ad altre band di partecipare?

“Assolutamente sì, perché è un’esperienza divertente che ti dà la possibilità di suonare su un palco importante”.

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