Come da tradizione, ad una settimana dalla proclamazione, abbiamo intervistato per voi i vincitori del Conad Jazz Contest 2026: Federico Campanello Quartet.
Il quartetto è composto da Gabriel Marciano al sassofono contralto, Niccolò Monterizzi alla tromba, Federico Campanello al contrabbasso ed Elisabetta Saviano alla batteria.
Profondamente radicato nella tradizione del jazz americano, il progetto trae ispirazione da figure come Ornette Coleman, Sonny Rollins e, in una prospettiva più contemporanea, Mark Turner, reinterpretandone il linguaggio attraverso la sensibilità e l’esperienza di musicisti europei provenienti da percorsi artistici differenti.
L’improvvisazione è il cuore della musica del gruppo e ne permea non solo i momenti solistici, ma anche la struttura stessa delle composizioni. Il suono dell’ensemble si sviluppa attorno al groove, all’interazione ritmica e al dialogo costante tra i musicisti. Le composizioni originali esplorano frequentemente sovrapposizioni metriche, modulazioni ritmiche e forme aperte, generando una continua sensazione di movimento e sorpresa.
Ha risposto alle nostre domande Federico Campanello, band leader.
Come vi sentite dopo aver vinto il concorso? Quali sono state le vostre emozioni e reazioni iniziali?
Siamo felici ed orgogliosi. La prima emozione è stata incredulità e(abbracciarci), tante delle band partecipanti erano di altissimo livello, passato un primo momento di confusione la gioia ha iniziato a prendere il sopravvento.
Qualcuno di voi aveva già partecipato a passate edizioni, altri no. Come è nata l’idea di partecipare al Conad Jazz Contest con questa formazione e come mai chi ha già partecipato in passato ha deciso di partecipare nuovamente? Cosa secondo voi vi ha dato quella spinta in più per farvi vincere?
Sono innamorato di questo tipo di formazione già da qualche anno, Suonare senza strumento armonico dona grande libertà sia compositiva che espressiva quando si è sul palco. Abbiamo deciso di partecipare perché il Conad Jazz Contest rappresenta una grande opportunità per gruppi e musicisti emergenti e c’era una grande voglia di suonare insieme, confrontandosi con un palco così importante. Il sound originale e compatto della band è stato un elemento che ci ha contraddistinto
Avete avuto l’opportunità di esibirvi su altri palchi importanti prima di partecipare a questo concorso? In che modo queste esperienze vi hanno influenzato come musicisti?
Tutti noi abbiamo una buona esperienza sia su palchi nazionali che internazionali e questo sicuramente ci ha permesso di avere la lucidità nel gestire la tensione e nell’essere sicuri nell’esecuzione, cercando di creare qualcosa tutti insieme.
Come descrivereste lo stile musicale del vostro quartetto? Quali sono le principali influenze e quali elementi distintivi lo caratterizzano?
Il quartetto si fonda su solide radici jazz che tutti e quattro i componenti condividono; unite però ad una reinterpretazione che sì ha radici forti nella tradizione americana ma con uno sguardo europeo. Il groove è l’elemento cardine sia nella composizione sia nell’interpretazione, insieme a strutture ed un approccio che favoriscono l’interplay. Per quanto riguarda le influenze, sicuramente sono musicisti come Ornette Coleman o Mark Turner.
Cosa pensate che abbia colpito la giuria durante le vostre esibizioni? C’è stato qualche momento particolare che avete sentito avesse fatto la differenza?
Il sound del gruppo, inteso come unione tra composizioni e interplay, è stato un elemento importante, ogni musicista nella band ha grande libertà. Il brano finale “ Send Me a Cow” penso sia stato ben suonato, la struttura lascia molto spazio alla band di cercarsi e di creare qualcosa.
Appuntamento alle prossime settimane per conoscere più da vicino i membri della band!


